Riflessioni sulla scrittura

Tengo a precisare preventivamente che quanto leggerete in questa pagina è frutto di una personale riflessione, in seguito a studi di carattere didattico e autodidattico, quindi da considerarsi soggettivo e di possibile critica. Nel corso del tempo siamo passati attraverso differenti correnti letterarie, ognuna descritta nei suoi contorni da intrinseche caratteristiche, che le rendesse uniche in confronto a tutte le altre. Iniziamo però ponendoci le nostre solite domande. Com'è nata la scrittura? Qual è lo scopo reale che vede la nascita della scrittura? Come la stessa è destinata ad evolversi nel tempo? Quali saranno le principali caratteristiche di una futura scrittura?
Nella pagina di riflessione dedicata all'amore, abbiamo compreso che la comunicazione è stata una conseguenza necessaria al bisogno di un aggregato sociale e ciò prima ancora di rispondere all'esigenza dell'amore. Con il tempo si comprende come la comunicazione “diretta”, o comunque gestuale e verbale, risultano insufficienti, man mano infatti gli aggregati diventavano sempre più grandi, fino al punto, talvolta, di amalgamarsi tra loro. Era necessaria una qualità di comunicazione superiore, che la rendesse simile per effetto a quella verbale, senza l’ausilio di gesti o parole, che potesse soddisfare il bisogno anche “a distanza”, oltre che per una funzione del tutto organizzativa e razionale. La scrittura, come la società e la comunicazione stessa, infatti, può avere motivo della sua origine sia per fattori razionali, quindi sociali ed economici, (che però non verranno presi in considerazione in questa analisi) sia per fattori istintuali, quindi rispetto al nutrito bisogno dell'essere umano. Si comprende che le parole sono composte da suoni, ognuno dei quali può essere ricondotto ad un simbolo corrispondente, ovvero i fonemi. Nacque così oltre 5200 anni fa la scrittura (3200 a.C.) in Mesopotamia. Scrivere diventa così mezzo di comunicazione su larga scala e di evoluzione sociale, con la conseguenza di creare nuovi aggregati sociali, dove i suoi membri si ritrovavano uniti dagli stessi principi e pensieri. La scrittura fu uno dei capisaldi della globalizzazione e della mentalità cosmopolita. Pensiamo ad esempio al primo libro stampato: in Europa la scrittura editoriale arrivò grazie ad un mercante tedesco del '400. Parliamo di Gutemberg e il primo libro fu appunto la Bibbia. Se allora una buona parte della popolazione europea era cristiana, con la prima edizione della Bibbia, molte nuove persone si unirono al medesimo credo. In questo modo è chiaro dedurre che la scrittura favorisce, tanto quanto la comunicazione diretta, la condivisione di idee e pensiero, favorendo la nascita di aggregati di valenza culturale, ad esempio le subculture o semplicemente le correnti letterarie. Se ne deduce che la scrittura nasce allo scopo di favorire lo sviluppo della società, per dare sfogo alla parte recondita del nostro animo, perché siamo realmente sereni con noi stessi soltanto nel momento in cui sappiamo di avere un idea in comune con altri. E come possiamo notare da questi ultimi anni, la comunicazione verbale è sempre più assente. Bene o male, sappiamo quanto sia difficile trovare persone che la pensano come noi, quindi anziché avvalerci alla comunicazione con le persone vicino a noi, cerchiamo altrove, ad esempio i social. Il motivo recondito per cui sono nati internet, mail, social è la globalizzazione, mezzo di ricerca dell'omologazione del pensiero, rappresentazione dei vecchi salotti filosofici in una chiave più moderna ed essenziale. Il nostro è un bisogno: non possiamo vivere senza comunicare, senza ricercare la globalizzazione, senza coltivare il nostro bisogno di amore. E se qualcuno condivide un nostro pensiero, sta condividendo una parte di noi e questo ci fa sentire amati. Abbiamo ampiamente risposto in termini istintuali alle prime due domande, ma come diventerà la scrittura nella sua evoluzione? Quali dovrebbero essere le caratteristiche di una corrente letteraria nel prossimo futuro? A mio modesto parere la scrittura creativa ricerca sempre di più delle risposte chiare e veloci. Alla base di un libro, soprattutto quelli che hanno un'impronta riflessiva o addirittura filosofica devono lavorare sul grande concetto della metafisica, ovvero argomentare, in termini romanzati, la risposta ad una domanda, che abbia come fine la scoperta delle cause primarie legate all'argomento. L'autore esperto deve saper racchiudere nelle pagine del suo libro una storia avvincente e interessante, e dare spunti di riflessione tra le righe. Il lettore infatti, terminata la lettura, non soltanto deve sentirsi appagato dalla trama o dallo stile, bensì riuscire a interiorizzare la domanda celata e renderla propria aldilà del ragionamento condotto dall'autore. In questo modo il libro diventa esempio di un esercizio mentale. Per rendere tutto più efficace, l'esperto autore deve compiere due passaggi: per prima cosa inserire una o  più parole ricorrenti nel libro, che possono essere veri e propri neologismi, proprio come se si trattasse di un testo di filosofia, ma reso accattivante da un numero limitato di pagine, non più di 150/200, molto dense di contenuti, dettagli, descrizioni; tutto questo per mantenere alta concentrazione, memoria e di conseguenza riflessione.

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