RIFLESSIONI DI NATALE: QUANDO UNA FESTA CREA INGIUSTIZIA SOCIALE. (18 dicembre 2019)

Buonasera Lettori! Ieri sera come avrete potuto notare non è uscito l'articolo che avevo promesso, riguardo le mie riflessioni a tema natalizio, seguite oggi da un nuovo articolo ospite. Oggi recupero l'articolo di ieri  in queste righe e probabilmente domani, se tutto va bene troverete due articoli, quello di oggi e quello di domani. Qualora non riuscissi a fare la doppia pubblicazione, continuo con una pubblicazione al giorno, con il ritardo di un giorno, recuperando l'articolo di venerdì al sabato sera, cosicché possiate leggere tutto in tranquillità nel corso del weekend. La prossima settimana, prima dell'arrivo di Natale, gli appuntamenti sono due, quello di lunedì e quello di martedì, giorno di Vigilia che celebrerò con la mia lettera a Babbo Natale. Detto ciò tutte le novità del blog ve le darò a partire dal prossimo anno. Ricordo fin da ora che gli appuntamenti del 2020 ricominciano il 9 gennaio, in seguito ad alcuni giorni di vacanza. A questo punto mi sembra di avervi detto tutto, motivo per cui porto l'argomento di oggi. 
Il Natale è un periodo che può risultare per molti di noi bellissimo, giornate di giubilo, passate con la nostra famiglia, in un clima piacevole e rilassato. Il problema è che per molte persone in tutto il mondo il 25 dicembre non è sempre un giorno felice. Il susseguirsi  degli eventi può arrecare molti problemi, anche il giorno di Natale, ma si tratta di una fatalità imprevedibile.
Ciò che molte persone purtroppo sono costrette a prevedere è la solitudine, proprio in questo giorno, forse il più importante dell'anno. Sono centinaia se non migliaia, gli anziani in primis, ma anche senzatetto, persone lontano da casa per lavoro o alla ricerca di fortuna, che  non sono liberi di festeggiare in compagnia il Natale. Questo è probabilmente il risvolto peggiore di questa giornata.  Mi piace come sapete, per aiutarmi a spiegare le riflessioni che compio nella mia mente, servirmi delle citazioni e dei pensieri di gente con un passato alle spalle. Oggi in particolare voglio portare sul blog due citazioni di Fabrizio Carmagna, che fanno davvero riflettere. Entrambi citano:


" La solitudine: un mare mai raggiunto da nessuna riva, un ponte da nessuna strada, un colore da nessuna pace."

"La solitudine è quando ti senti un cumulo di pagine che non compongono nessun libro, un mucchio di granelli di sabbia, un fascio di atomi di luce che non disegnano nessun cielo."


La prima frase espressa da Fabrizio Carmagna è chiaramente una metafora che esprime la sensazione che la solitudine gli dà: è un "mare senza una riva, un ponte senza strada e un colore senza pace" Le prime impressioni che mi fanno vivere queste parole sono di spaesamento e di conseguenza, di paura. La solitudine, nella mente dell'autore crea caos, un'atmosfera in cui non trova la serenità di cui ha bisogno. Vive la solitudine in modo profondamente negativo, perchè non si sente al sicuro, è vulnerabile, ma soprattutto infelice. La stessa sensazione di caos mentale si ritrova nella seconda frase, in cui Fabrizio si serve di immagini molto forti, vedi ad esempio il libro con le pagine bianche, un mucchio di sabbia perso in un ambiente che non è il suo, gli atomi di luce, che
con un paradosso estremo, non creano un cielo luminoso, ma il buio. La solitudine toglie ogni certezza e porta all'oblio della disperazione. Sono indubbiamente parole forti, ma io le ho selezionate volontariamente per sensibilizzare sull'argomento. E' importante ricordare quanta gente al mondo soffre a Natale per la solitudine. Il mio consiglio è questo: se conoscete un amico o una persona che fa parte della vostra famiglia, che vive da sola e ne soffre, invitatela a passare in Natale con voi. Un posto a tavola in più non è qualcosa di impossibile, ma con questo piccolo gesto non solo renderete felice questa persona, ma potrete essere fieri di aver compiuto una nobile azione. Con queste parole vi saluto e vi do appuntamento a domani per un nuovo articolo.


Sempre Vostra, Storyteller.


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