sabato 21 settembre 2019

EMPATIA: STORIA DI ITALO SVEVO (21 settembre 2019)

Buonasera Lettori! Anche con questo nuovo articolo decido di creare un appuntamento serale, perchè credo che più di altre, la rubrica EMPATIA, si presta all'approfondimento serale, seppur ognuno degli articoli che scrivo non abbiano la pretesa di una stesura accademica.Ad ogni modo ciò che scrivo lascia sempre trasparire una certa ricercatezza di contenuti. In particolare stasera sentivo la necessità di questa rubrica, di parlare dunque di un grande maestro della letteratura italiana e della sua vita. Parleremo infatti, in un'ottica quasi colloquiale e rilassata, di Italo Svevo. E' bene talvolta parlare di letteratura, soprattutto per chi come noi vive con il fascino dell'intellettuale umanista, a volte senza pretese, a volte con uno stile un pò underground, come hobby o come professione. La verità è che chi legge un blog come il mio ama la cultura, ama circondarsi dello charme ideale dell'intellettuale. Magari non lo da a vedere, magari non lo considera elemento di vanto. Conosco tante persone che si credono tali e non lo sono davvero, che si improvvisano cultori di filosofia, storia ed altro e non hanno la sete di conoscenza necessaria per averne le doti. I social, riguardo a ciò, a mio modesto parere, sono i principali colpevoli.
Ma a parte questo mio breve excursus mi dedico ora al racconto della storia di Svevo. Italo nasceva il 19 dicembre del 1861 a Triste. All'epoca il suo nome era  Aaron Hector Schmitz. Solo successivamente, iniziata la carriera di scrittore, iniziò a definirsi con lo pseudonimo di Italo Svevo, cosa che alludeva alla doppia cittadinanza italiana e germanica. Era il quinto di otto figli. Il padre era un ebreo di origine ungherese, che lavorava come vetraio. La madre invece, era un'ebrea di origine friulana.
All'età di 6 anni inizia a frequentare la scuola israelitica di Trieste. A 12 anni entra nel collegio bavarese di Segnitz-am-Mein, dove sarà avviato alla carriera di commerciante. In questi ambienti viene a contatto con lo studio del tedesco e si approccia per la prima volta alla letteratura. Rimane subito affascinato dalle letture di Shakespeare, dei romantici tedeschi e dei narratori russi contemporanei. A 17 anni, viene trasferito all’Istituto superiore per il commercio “Pasquale Revoltella”, ma nonostante ciò, Svevo non perderà mai la sua passione, ormai sempre più radicata in lui, per la letteratura, per il teatro e per la narrativa.
Nel 1880, una profonda crisi finanziaria investe la famiglia degli Schmitz, costringendo Svevo ad abbandonare gli studi e a intraprendere un impiego come corrispondente francese e tedesco presso la filiale triestina della Banca Union di Vienna. Per alimentare la sua sete letteraria in questo periodo, inizia a collaborare per un giornale triestino, " L'Indipendente". Il suo primo articolo uscirà il 2 dicembre, sotto lo pseudonimo di Ettore Samigli. Si tratta di una critica letteraria al personaggio shakespeariano di Shylok. Da allora le sue attività di giornalista prendono la giusta piega e continua per lungo tempo a dedicarsi alla critica letteraria e teatrale. Un anno dopo la morte tragica del fratello Elio, a soli 22 anni, a  causa della nefrite, Svevo pubblica il suo primo libro, "Un inetto", nel 1887. Negli anni successivi instura una grande amicizia  con il pittore Umberto Veruda e inizia a frequentare numerosi circoli e salotti, che lo porta a fare numerose conoscenze tra gli intellettuali di tutta Europa. Inoltre grazie alla fervente ispirazione di questi luoghi, Svevo sperimenta l'arte del racconto epistolare sull'Indipendente, con "Una Lotta" e " L'assassinio di via Belpoggio". Nel 1892, Italo Svevo decide di pubblicare nuovamente il suo primo romanzo, ma con il titolo " Una Vita", che lo rese celebre anche ai giorni nostri.
Nel 1895 muore la madre e conosce colei che un anno dopo, diventerà sua moglie, Livia Veneziani, al qualche dedica "Diario per la fidanzata", una sintesi delle sue principali nevrosi narrative, tra cui la costante dell'ultima sigaretta, l'ironia, il paradosso, l'iperbole degli opposti.
Due anni dopo, la moglie Livia da alla luce sua figlia Letizia. Parallelamente al suo lavoro presso la Ditta Veneziani dei suoceri, ricomincia la pubblicazione dei suoi racconti a puntate, con " Senilità". A causa del lavoro gravoso che compie primariamente, il tempo di scrivere è sempre ridotto, con grande malincuore e decide di dedicarsi principalmente al teatro. In seguito alla morte del pittore e caro amico Umberto Veruda, instaura una nuova e stimolante amicizia con James Joyce. Passa molto tempo con lui in Regno Unito e grazie ai suoi insegnamenti, impara l'inglese.
A partire dai primi anni del '900, Svevo si approccia all'approfondimento della psicoanalisi. Il cognato infatti, soffre da lungo tempo di una grave nevrosi e decide quindi di portarlo da uno dei migliori psicoterapeuti dell'epoca, Freud per alleviare il suo male apparentemente incurabile.
Siamo ormai all'alba degli anni '20. Svevo inizia la stesura del suo romanzo più celebre, " La coscienza di Zeno", che verrà pubblicata nel 1923. Joyce, riconoscente del talento di Svevo, inizia a fare propaganda del suo romanzo tra gli critici ed intellettuali dell'epoca di sua conoscenza, creando un vero e proprio fenomeno favorevole al nostro scrittore. Per sdebitarsi, Svevo nel 1927, terrà a Milano una Conferenza su Joyce. Nel corso degli ultimi mesi di vita, inizia la stesura di un racconto dal titolo Corto viaggio sentimentale e del suo quarto romanzo, narrazione del periodo della vecchiaia di Zeno. Entrambi gli scritti non saranno mai portati a termine, in quando incomberà prima la morte nel 1928, a causa dei postumi di un incidente automobilistico, a Motta di Livenza.
Con queste parole concludo qui la storia biografica di Italo Svevo. Se fosse cosa gradita, lasciate pure un commento nella modalità a voi preferita.

Sempre Vostra, Storyteller.

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