lunedì 10 giugno 2019

LIBERO PENSIERO: RIFLESSIONE PERSONALE SULLA TRAGEDIA DI VERMICINO (10 giugno 2019) (

Buonasera Lettori! Stasera faremo un pò di riflessione, di sensibilizzazione a proposito di una storia che lascia un segno indelebile nelle menti di chi, per fortuna o sfortuna in base all'interpretazione che si vuole dare, ha avuto modo di leggere. Personalmente ero ignorante di ciò, probabilmente perchè risale a molti anni prima della mia nascita, ma sapere cosa c'è aldilà di quel 13 giugno di 23 anni fa mi incuriosisce. Proprio con la scusa di trovare un argomento accattivante da trattare in questa rubrica fissa, a mio avviso piena di pathos ed empatia, soprattutto per chi come me vive di cultura ed emozioni, mi imbatto nel corso del week end scorso, in questo tragico racconto. Parlo, come probabilmente avrete dedotto dal titolo, della Tragedia di Vermicino. Quando terminai la lettura di quell'articolo, il cuore mi si è fermato per un momento, bloccato in gola. Non mi capita mai una reazione simile, le tragedie sono un fatto della storia con cui noi dobbiamo convivere, ma questa, che vide protagonista un bambino di soli 6 anni, mi lascia per un breve momento afflitta nei pensieri di quella morte atroce. Ci troviamo a Vermicino, un piccolo paese a breve distanza da Roma. Il bambino Alfredo Rampi, noto ai giornali come "il povero Alfredino", sta giocando con tranquillità, incurante dei pericoli che si celano nelle campagne dei dintorni romani. Fu allora che cadde in un pozzo artesiano, molto profondo. In principio i soccorritori credono che il bambino sia ad una profondità di circa 36 metri. In realtà, il corpo ormai senza vita, si trova ad oltre 60. Per questa ragione diventa quasi impossibile recuperarlo e riportarlo in superficie. Numerosi infatti furono i tentativi affinché il recupero fosse possibile. In tutto questo, tanti furono gli eroi che, con il loro coraggio si misero in gioco per portare in salvo il corpicino senza vita di Alfredino. Il primo che ci tengo a ricordare è Angelo Licheri, un volontario, ma anche Donato Caruso, ma entrambi i tentativi restano invano. Soltanto grazie a tre squadre di minatori,l'11 luglio del 1981, ben 28 giorni dopo l'accaduto, l'azione sperata viene portata a termine e il cadavere torna a vedere la luce.  Allora come oggi, il fatto ha distrutto milioni di italiani che comprendono l'accaduto guardando i notiziari. La gente è scossa, non riesce a parlarne, a fissare quelle scene che il televisore trasmette davanti ai loro occhi. E' una vera tragedia, per tutti. Nonostante sia morta una sola persona, un fatto quotidiano, a rimetterci la vita è stato un bambino di soli 6 anni, vittima di se stesso, per il semplice fatto di essere stato se stesso. Non lo scrivo per condannarlo, per attribuirgli una qualche colpa, ma solo per lamentarmi di quanto a volte la vita sia ingiusta, soprattutto quando si accanisce in modo così spietato nei confronti di un povero bambino. Molte persone che hanno vissuto all'epoca dei fatti ricordano con una certa amarezza l'accaduto. Io anche se allora non c'ero, mi sento male per tutti coloro che si sono sentiti coinvolti. La morte di un bambino è sempre una tragedia, sia per una fatalità, come questa, sia per malattia o peggio ancora per nascita. Alcuni di loro alla nascita invece, nascano con patologie, malformazioni e complicazioni, che si porteranno dietro per tutta la vita. Bisogna riflettere su questo, a quanto il fato ci possa far soffrire, senza mai mostrare pietà.
Con queste parole termino la mia riflessione, ricordandovi che il prossimo articolo di LIBERO PENSIERO verrà pubblicato mercoledì 12 giugno, di sera, h. 21.00. Per concludere, lascio in seguito il filmato di "Fanpage"  preso da YouTube, ovvero  un'intervista rilasciata da Angelo  Licheri, a mio avviso  particolarmente commovente. Buonanotte a tutti.

Sempre Vostra, Storyteller.


6 commenti:

  1. Nuovo commento di Gian Guido Grassi.😊

    "Io mi ricordo della diretta televisiva in cui si unì anche il presidente, consoderato un uomo ormai sopra le parti
    Fu una tragedia. La televisione con la diretta infinita, iniziò la sua nuova funzione di approfittare del dolore del rispetto a te😍🎵❤️💗⚖️"

    Grazie.😊

    RispondiElimina
  2. *"..senza vero rispetto per le sofferenze delle persone."

    RispondiElimina
  3. Nel 1981 ero un bambino anch'io, avevo sette anni e ricordo le tante dirette in televisione sperando che Alfredino fosse ancora vivo.. . Col senno di poi posso solo dire che un bambino non doveva essere lasciato da solo a giocare vicino a un pozzo artesiano...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordo il dramma di quell'evento, all'epoca i miei figli avevano 9 e 5 anni. La percezione, la sensibilità, ma anche la non piena capacità di elaborazione dei bambini sono sempre molto attenti e per questo non permisi lor assistere ai filmati, anche perché quella mi sembrò una spettacolazione della morte e del dolore che invece richiede silenzio e meditazione.Tra le tante immagini, otre al bambino e dei soccorritori, mi sovviene quella della madre con un gelato in mano... Incoscienza, ottundimento, negazione dell'accaduto? Non lo so! Però so che i bambini necessitano di attenzioni cure continue e lasciarli giocare da soli in un ambiente non del tutto sicuro,come afferma anche Emanuele, può essere pericoloso. (Lucia Bonanni)

      Elimina
  4. Anch'io c'ero, avevo 11 anni, e mi ricordo le lunghe dirette TV. C'era ansia e partecipazione sincera, ma ricordo anche il cinismo di chi ne approfitto per fare affari, tipo vendere cibo e bevande ai curiosi, come se si fosse davanti a uno show

    RispondiElimina

POST ORDINARIO: RICOMINCIA LA ROUTINE (16 ottobre 2019)

Buongiorno Lettori! Come vi ho già anticipato sul post di ieri, quello di LIBERO PENSIERO di cui vi suggerisco la lettura, trovo finalment...