giovedì 13 giugno 2019

POST ORDINARIO: SPECIALE PROGETTO "DIPTHYCHA". (13 giugno 2019)



Buonasera Lettori. Nonostante i vari impegni che mi hanno tenuto impegnata nel corso della giornata di oggi, sono riuscita a ritagliarmi del tempo di qualità per portare avanti con il quarto appuntamento il progetto "Dipthycha", creato e curato dal poeta Emanuele Marcuccio con il sostegno di numerosi altri autori. Ricordo che il ricavato è devoluto a scopo benefico. Qualora siete interessati all'acquisto dei volumi del progetto, scrivetemi in privato, tramite mail o chat, oppure andate alla pagina Facebook inerente al progetto, dal nome "Dipthycha". Il seguente dittico è stato realizzato grazie al contributo di due autrici, Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo. Vi auguro buona lettura e una piacevole serata.



Se trovassi la rosa” / “I semi di girasole”[1]


Dittico poetico ‘a due voci’[2] di Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo
(Con commento di Luciano Domenighini)


«Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci? Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.»[3]

Emanuele Marcuccio



SE TROVASSI LA ROSA[4]

Se dove vive la rosa
trovassi strada,
allora stupita e commossa
sconfiggerei il tempo
stanco di apparenze e inganni.
Se di quel giardino
non trovassi traccia
allora cercherei nel vento
e nel cielo che trascolora
E i miei occhi oltre le ombre
guarderanno cercando leggende
e meraviglie nascoste.
C'impaurisce il mare che soffia
che borbotta irato,
ma guarderei nel suo fondo
per cercar la mia rosa.
Cercherò di vedere
ciò che non si vede,
cercherò nei cuori ingannati
e nei rimpianti e nei pianti;
tra rovi che graffiano
camminerò spedita,
con sassi sulla mia schiena
con l'ombra che mi segue.
Tra pallide case
consumate dal tempo,
cercherò un sorriso
m'aggrapperò
all'ultimo raggio di un sole spento
aspetterò
la luna illuminare il mio percorso.
E correranno gli anni
quelli belli,
quelli dove non si pensa
ma si vive immortali;
ma prima che il mare
chiuda le sue braccia,
troverò quel giardino,
accarezzerò la rosa.
Ora ho sofferto,
mi son graffiata
ho camminato
ho capito dove vive la rosa,
allo scoccare del mio tempo,
rapita ritrovo me stessa,
e sono in quel giardino.
La mia rosa
è illuminata dalla prima luce,
di un nuovo mattino.

13 febbraio 2012
Maria Rita Massetti




I SEMI DI GIRASOLE[5]

Sono uscita all'alba stamani,
il vento spazzava i pensieri...
Sono uscita incurante del freddo
a cercare quel luogo visto in sogno...
Ho affondato le mani nella terra,
di vetro erano le zolle...
Non ho trovato i semi che cercavo...
Non li ho trovati...
Quando il ghiaccio si scioglierà
tornerò a cercare...
Altrimenti qualcuno mi dica
me lo dica senza spezzarmi il cuore...
Chi ha rubato nella notte
I semi di girasole?

26 dicembre 2013

Giusy Tolomeo



La composizione di Maria Rita Massetti, rigorosamente strutturata sulla successione dei tempi verbali, si compone di due parti.
La prima, di trentanove versi, urna di speranze, tutta proiettata nel tempo che verrà, si dipana in una molteplice consecutio vaticinante, poggiata sul doppio congiuntivo ipotetico dicotomico dell’esordio (“Se dove vive la rosa/ trovassi strada”, “Se di quel giardino/ non trovassi traccia”) da cui dipendono ben tredici voci verbali auspicative di cui dieci al tempo futuro (guarderanno, Cercherò, cercherò, camminerò, cercherò, m’aggrapperò, aspetterò, correranno, troverò, accarezzerò) e tre al condizionale (sconfiggerei, cercherei, guarderei).
La seconda, di dieci versi, analitico-riepilogativa, recupera una dimensione reale, attuale e concreta, e si apre con una serrata successione di quattro passati prossimi (ho sofferto, mi son graffiata, ho camminato, ho capito) per sfociare in tre indicativi presenti (ritrovo, sono, è illuminata).
Soggetto protagonista della lirica è “la rosa” o meglio “la mia rosa”, intesa come simbolo di bellezza e riferimento identificativo.
Al colore sfumato e visionario della prima parte seguono i toni più definiti e nitidi della seconda, siglata dalla terzina finale, confidente e luminosa.
Un clima malinconico e una sottile aura di delusione aleggiano invece in “I semi di girasole” di Giusy Tolomeo, mesta lirica in quattordici versi, composta da sette distici di cui i primi sei resi indefiniti dai punti di sospensione, contrassegnata da uno scenario di algente descrittività: l’alba fredda e ventosa, la terra ghiacciata, avara dei segni della vita, in cui le mani scavano invano.
In chiusura, ad acuire il senso di mestizia e di desolazione, la poetessa ricorre alle figure retoriche dell’esortazione impersonale, qui rafforzata da un’iterazione patetica (“Altrimenti qualcuno mi dica/ me lo dica senza spezzarmi il cuore...”) e dell’interrogazione (“Chi ha rubato nella notte/ i semi di girasole?”) che all’effetto, precedentemente costruito, di insistita irrisolutezza aggiunge quello della dolorosa invocazione.
Tema di questa poesia è la ricerca di calore, d’affetto, di vita: dal contrasto di opposti, natura arida e fredda da un lato, bisogno d’amore dall’altro, scaturiscono la sua suggestione e la sua forza espressiva.
Le due liriche sono accomunate da un anelito verso la realizzazione affettiva, l’appagamento interiore, in una parola, la felicità.[6] (Luciano Domenighini)

Note

[1] Dittico ‘a due voci’ proposto dal poeta, ideatore e curatore del progetto “Dipthycha” Emanuele Marcuccio, in AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira..., a cura di Emanuele Marcuccio, TraccePerLaMeta, 2015. Sul network Spreaker è possibile ascoltarne una sua lettura effettuata dallo stesso Marcuccio dove l’ideatore e curatore va anche ad esporre il miglior modo per approcciarsi alla lettura di un dittico ‘a due voci’ qualora si tenga un reading poetico di tali dittici: annunciare solo all'inizio i titoli delle due poesie e dei rispettivi autori, procedere quindi alla lettura della prima poesia facendo seguire una pausa più o meno lunga prima della lettura della seconda poesia.
https://www.spreaker.com/episode/6135151
[2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione ‘a due voci’ da Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici ‘a due voci’, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016).
[3] Emanuele Marcuccio, dall’Esergo a AA.VV., Dipthycha 2, TraccePerLaMeta, 2015.
[4] Maria Rita Massetti, in AA.VV., Tutti siamo l'Isola. Emergenza Sardegna, TraccePerLaMeta, 2013, pp. 82-83.
[5] Giusy Tolomeo, Dillo a te sola, TraccePerLaMeta, 2015.
[6] Luciano Domenighini, in Dipthycha 2, TraccePerLaMeta, 2015.


Sempre Vostra, Storyteller.


2 commenti:

  1. Grazie, caro Emanuele e grazie anche a te, carissima Maria Rita. Credo che il Dittico poetico a due voci sia la forma più alta di un "conversare" poetico che si suono e canto straordinario. Auguro a noi poeti di non abbandonare la strada che ci conduce verso gli altri e verso noi stessi. Grazie ancora e, buona poesia a tutti!

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    1. Cara Giusy, io ringrazio ancora te e Rita per la vostra poesia che mi ha ispirato questa dittica corrispondenza per un tale dittico a due voci. E grazie ancora alla gentilissima Eleonora per ospitarci nel suo bel blog. Buona poesia per tutti noi! ��

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