martedì 28 maggio 2019

SPECIALE EMPATIA: LA SCRITTURA TERAPEUTICA DI SONIA SCARPANTE, SECONDA PARTE. ( 28 maggio 2019)

Buonasera Lettori! All'interno dell'articolo troverete la seconda parte dell'articolo ospite ad opera della docente e scrittrice Sonia Scarpante, inerente al tema della scrittura terapeutica. Ci siamo lasciati infatti con la prima parte dell'articolo, la cui ultima frase era composta dalle seguenti parole:

"La scrittura come cura e conoscenza di sé  è un viaggio introspettivo forte e impegnativo in grado di offrire nuove possibilità per ascoltarsi e conoscersi meglio, un viaggio che ci porta su strade nuove e opportunità inimmaginabili."

La seconda parte inizierà proprio da qui. Vi auguro buona lettura e qualora abbiate desiderio di lasciare un commento non esitate. A presto e buona serata.


Durante questo tragitto introspettivo si impara a parlare di emozioni e sentimenti senza sentirsi
giudicati, a riconoscere nella storia dell’altro analogie con la propria, a condividere una sofferenza
e a diventarne più consapevoli. La possibilità di scrivere su di sé e rivedersi da prospettive differenti
anche grazie allo scambio degli altri partecipanti e ai rimandi del conduttore sfocia in una sensazione
di benessere psicofisico che risveglia risorse personali fino a prima dimenticate o nascoste.
Il percorso con la scrittura terapeutica finalizzato ad un percorso di crescita personale e di
autodeterminazione prende vita all'interno di un gruppo, in cui ogni partecipante invitato a scrivere di
volta in volta lettere, tra le quali la prima è indirizzata a se stessi (metodologia pratica che fa
riferimento al testo: Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica. Edi Science).
Seguono poi lettere intitolate ai nostri interlocutori e a familiari, nonché lettere incentrate su emozioni
e paure o su altre situazioni specifiche con cui ci troviamo spesso a fare i conti.
Il primo importantissimo passo da fare è accettare se stessi, perdonarsi e amarsi. In questa chiave, la
scrittura terapeutica è una disciplina introspettiva tendente all’autocura per quella componente di
antidepressione ed antistress che contiene.
Tale metodo di scrittura in campo medico viene definito come “terapia coadiuvante” da prescrivere
accanto a quella farmacologica per il valido aiuto psicologico che fornisce al paziente. Il termine stesso
di “medicina narrativa” della parola scritta come farmaco utile, della scrittura come cura, trova sempre
più ampia diffusione in quanto materia di confronto ed incontro tra saperi e competenze convergenti sul
soggetto.
I benefici individuali dati da questo “operare con la scrittura” compiuti singolarmente hanno una felice
corrispondenza nella condivisione collettiva della lettura: qui i racconti sono liberi da ogni pregiudizio
e trovano nel senso di partecipazione e nella naturale accoglienza del gruppo, un motivo in più per
rafforzare la volontà di cambiamento della persona nel suo contesto di vita.
La scrittura, dando materialità all’inesistente, quindi, permette di sentirsi e vedersi attori di un’altra
realtà.
Da qui l’importanza psicologica che la scrittura riveste nel nostro modo di prefigurare il cambiamento,
di darci una nuova immagine di noi stessi, di prevedere per noi un “io autentico”, tutto da scoprire e da
ricostruire.
Possiamo affermare che la scrittura rappresenti una forma di emancipazione, un serio contributo per
costruire un domani di persone più appagate e consapevoli.
Può la Scrittura Terapeutica svilupparsi in Scrittura performativa? Perché possa avvenire questa
evoluzione quali aspetti non devono essere tralasciati?
Il lavoro di scavo nelle memorie genitoriali ad esempio è di fondamentale importanza, il tema della
casa della propria identità, il legame con i figli, con il proprio compagno, scavare all'interno dei propri
sogni ma anche e soprattutto delle proprie resistenze, delle fatiche che si manifestano in stili ripetitivi,
ma anche scritture che ci permettano di sviluppare una certa analisi di sé attraverso libere associazioni
identificandosi in un elemento naturale, in un oggetto, o in un viaggio. Tutto questo fa sì che la scrittura
da terapeutica possa trasformarsi in performativa…
Come scrivo nel mio testo Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica…
“So quanto la riflessione scritta su questa tematica possa costare in termini emotivi e di introspezione, ma conosco bene, per averli vissuti in prima persona, anche i benefici cui permette di arrivare, una volta trovato il coraggio di affondare il bisturi nella ferita e di cauterizzarla con l’aiuto della parola scritta…”
Scarpante Sonia 
Presidente Associazione “ La cura di sé “

Sempre Vostra, Storyteller.

2 commenti:

  1. Commento sentito di Gian Guido Grassi.😊

    "In un’epoca sempre più dispersiva, con pochi valori veramente condivisi, il linguaggio dei sentimenti è l’unico universale. Con l’empatia si impara a conoscere meglio se stessi e la parte spirituale dell’altro."

    Grazie.😊

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  2. Sono del parere che ogni nostro scritto sia trasfigurazione del proprio sé, anche il più improbabile. Scrivo da quasi trent'anni e ho pubblicato vari libri tra poesia e aforismi.
    Buone scritture per tutti noi!

    RispondiElimina

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