giovedì 23 maggio 2019

POST ORDINARIO: SPECIALE PROGETTO DIPTHYCHA (23 maggio 2019)

Buon pomeriggio, Lettori! Sempre per lo speciale progetto "Dipthycha", vi lascio in seguito la lettura del primo dittico poetico, ad opera di Silvia Calzolari e dello stesso Emanuele Marcuccio, creatore del progetto. Buona Lettura.


“Vita Parallela” / “Telepresenza”, con commento critico 
di Luciano Domenighini[1] 

Dittico poetico ‘a due voci’[2] di Silvia Calzolari e Emanuele Marcuccio 


«Nell’individuare dittici e trittici poetici secondo il “Dipthycha” - operazione mai semplice - è essenziale che ogni autore non imiti l’altro ma che in una sorta di continuum, seguendo il relativo tema rimanga fedele al proprio modo di fare poesia. Se no, dove sarebbe l’innovazione? Solo qualcosa di simile a una poesia a quattro mani e nulla più.»[3] 

Emanuele Marcuccio 



VITA PARALLELA[4]

A tutti i poeti/artistanime

Odo voci
con volti
senza volti
che cercano
esplorano
espandono.
Nuove strade davanti a noi
che hanno sapori veri
in condivisioni accese
che si innalzano in cieli nuovi
in realtà autentiche e inaspettate.
Vomito il mio essere
sensazionintense di parole unite
di figure geometriche
come vapori necessari
che costruiscono mondi
simili ai miei
diversi dai miei
di occhispirati in occhispirati
di umanosentire.
Vortici meravigliosi
che circondano
avvolgono
stimolano
pensieri di mentemozione accesa
senza tregua...
come sento io
come voglio io
come in specchioimmagine vedo voi
vi ascolto
vi sento
in divenire senza limiti!

9 maggio 2010

Silvia Calzolari


TELEPRESENZA[5] 

A Silvia Calzolari

Questa corrispondenza
d’amorosi sensi,
questa corrispondenza
d’umano sentire,
senza reale presenza,
in questa telepresenza,
frapposta da un foglio di vetro
e una tastiera:
paradosso sonoro,
che costituisce
mondi simili,
mondi diversi,
m’ispira...
Anche questo
foglio di vetro impazzito,
m’ispira...

9 maggio 2010

Emanuele Marcuccio



È un congegno recettivo raffinato, un’antenna sensibilissima, è uno strano essere il poeta che riesce a percepire presenze e a stabilire corrispondenze anche nella solitudine, nel silenzio, nell’assenza, nell’esilio dei corpi e delle voci.
La Calzolari e Marcuccio rilevano e celebrano questa facoltà, glorificandola in due odi di distinto colore.
Entusiastica e festosa, panica e inebriante quella di Silvia che confessa una disposizione benigna e spande un amore incondizionato verso tutta l’umanità, sentimento imperioso, che sente e crede vicendevole.
Che la poetessa voglia esprimere tutto l’impeto di questa coralità comunicativa, di questa universale condivisione empatica, lo si capisce anche dal generoso, a tratti quasi compulsivo impiego di forme verbali che, in una lirica di soli trentadue versi ne assommano ben ventuno (odo, cercano, esplorano, espandono, hanno, innalzano, vomito, unite, costruiscono, ispirati, sentire, circondano, avvolgono, stimolano, accesa, sento, voglio, vedo, ascolto, sento, divenire)  conferendole un ritmo incalzante e una straordinaria mobilità.
All’espansività quasi febbrile della Calzolari Marcuccio oppone il tono compassato e riflessivo di “Telepresenza”, un'ode al computer e alle sue magiche facoltà, singolare per la modernità del tema.
Aperta da una citazione foscoliana, analizza con acutezza la moderna condizione del solitario che, attraverso un congegno tecnico può riscattare largamente il suo isolamento.
È “questo foglio di vetro impazzito” il prodigioso prestigiatore che può trasformare la solitudine fisica in un affollato e illimitato sodalizio mentale e virtuale.
È questa l’opzione meravigliosa offerta all’uomo d’oggi e Marcuccio sa cogliere e descrivere questa opportunità, a riprova che sono la volontà e il sentimento dell’uomo le forze che governano i frutti dello sviluppo tecnologico, strumenti inanimati certo ma che hanno essi stessi il potere di ispirare il cuore di un poeta.
Ammirevole qui è la capacità, caratteristica del poeta palermitano, di coagulare i concetti in locuzioni lampanti e sintetiche (“telepresenza”, “foglio di vetro impazzito”, “paradosso sonoro”), a un tempo essenziali e pregnanti.

Luciano Domenighini 

Note 

[1] Il commento critico di Luciano Domenighini al dittico è edito, in AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira..., a cura di Emanuele Marcuccio, TraccePerLaMeta, 2015, p. 19. 
[2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione “a due voci” dal poeta Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici “a due voci”, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016). 
[3] Esergo a AA.VV., Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche... si intessono su quel foglio di vetro impazzito..., a cura di Emanuele Marcuccio (di prossima edizione). 
[4] Silvia Calzolari, in AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira..., a cura di Emanuele Marcuccio, Photocity, 2013, pp. 2-3. Il presente dittico a due voci proposto dallo stesso curatore Emanuele Marcuccio, apre ogni volume del progetto e costituisce il suo manifesto poetico. 
[5] Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta, 2014, p. 26. 





Sempre Vostra, Storyteller.


3 commenti:

  1. Grazie Eleonora, anche da parte di Silvia Calzolari che è onorata e felice dell'ospitalità su storytellerseyeword.
    Era il 9 maggio 2010 quando scrissi i primi versi di “Telepresenza” proprio al PC, a quel ‘foglio di vetro impazzito’, soprattutto ispirato dalla poesia “Vita parallela” della poetessa amica Silvia Calzolari.
    Questo è il primo dittico poetico con il quale ho potuto dare l'avvio nel 2013 al progetto poetico “Dipthycha” con finora tre antologie pubblicate.
    Buone letture!

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  2. Grazie Eleonora per l'ospitalità, sempre onorata e grata al nostro esimio poeta Emanuele! Un bellissimo percorso...in divenire! Silvia Calzolari

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    1. Grazie, sei sempre molto gentile, cara Silvia, amica di poesia e compagna in tante ‘dittiche avventure’ fin da quel 9 maggio di quasi dieci anni fa.
      Buona poesia per tutti noi e lunga vita a Dipthycha!

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