mercoledì 10 aprile 2019

SPECIALE EMPATIA: LA PRIMAVERA VISTA CON L'OCCHIO DEL POETA ( 10 aprile 2019)

Buonasera Lettori! Nel post di stasera parleremo ancora una volta di primavera letteraria. Diciamo tranquillamente che l'argomento è davvero vastissimo e per parlarne in maniera approfondita è necessario dividerlo in diversi articoli. In questo modo evito di annoiarvi con letture interminabili dall'enfasi vagamente noiosa e accademica. In particolare parleremo di poesia, perché tanti, nel corso del tempo, sono stati i poeti, come gli scrittori ha citare la primavera nelle loro opere. Perciò dato che sarebbe impossibile descrivere tutte le poesie con queste peculiarità, prenderò a campione tre poeti con relative produzioni e farò il mio personale commento tecnico, affinché possiate percepire tutte le sfumature di una medesima tematica di partenza.
Il primo poeta di cui vorrei
parlare è Percy Bysshe Shelley, romantico dal fascino indiscusso tutt'oggi, che nella sua opera "Ode al Vento", pubblicata nel 1820, utilizza una grande maestria poetica, per farci comprendere emozioni e pensieri. Elemento protagonista in questa poesia è dunque il vento, con porta con sè non solo il principio di un gelido inverno, ma anche il ricordo di tempi ormai remoti, in cui placide risplendevano le giornate primaverili. Ciò che risalta in qualità il verso è l'uso sapiente dei segni di punteggiatura: infatti, quella che poteva dimostrarsi come una semplice affermazione, diventa una domanda da porre al lettore. Non è forse vero che il vento è un chiaro segno del principio dell'inverno?
Il secondo autore che intendo citare è Pablo Neruda e il verbo adoperato in questa frase non è a caso: egli tratta il tema della primavera attraverso un'affermazione, che presto per sua notorietà diventerà un celebre aforisma che porta la sua firma. Secondo l'autore, nonostante l'uomo si possa impegnare a recidere tutti i fiori cresciuti sulla Terra, non potrà mai fermare il protrarsi della primavera. Questa citazione potrebbe avere una semplice interpretazione letteraria ed essere comunque un pensiero nobile, oppure avere un'interpretazione libera. Secondo mio modesto giudizio il Poeta ha probabilmente fatto riferimento alla forza racchiusa nella Natura, immemore e colossale, servendosi di una figura retorica molto interessante, quale la sineddoche.
Voglio terminare questa selezione  con uno dei poeti che da sempre è maggiormente apprezzato e conosciuto. Parlo di
Giacomo Leopardi che nel 1829\30 scrisse il Passero Solitario. Si tratta, a mio parere, di un puro e semplice elogio alla primavera, espresso con lo stile ricco ed empatico di Leopardi. Nonostante egli sia spesso associato ad immagini di tristezza, il Poeta utilizza verbi in associazione alla primavera come "brilla" ed "esulta". Ai suoi occhi si palesa una Natura piena di vita, la quale basta osservarla per provare sentimenti di gioia, che nutrono il cuore.
L'articolo termina qui. Vi ricordo che potete commentare a vostro piacere. Un grande abbraccio, buonanotte.


Sempre Vostra, Storyteller.

3 commenti:

  1. Ringraziamo il signor Shelley per avere ispirato la sua altrettanto nota moglie.

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  2. Frase semplice e diretta di una lettrice💜

    " I Poeti son magie
    ..."

    Hai ragione, grazie💜

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  3. Commento sentito lasciato da Gian Guido Grassi😊

    "Affascinante il tema della primavera, simbolico e poetico in senso vasto.
    Il poeta e il commento che più mi ha colpito è quello su Shelley, poeta che adoro."

    Grazie!😊

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